| Il segnale in uscita dalla
cellula fotoelettrica o dal reverse - scanning è debole,
e non può essere trasportato lontano senza che subisca
perdite e decadimenti. Il segnale viene dapprima "irrobustito"
grazie a un processo detto di preamplificazione, che porta
l'instabile segnale a un'intensità sufficiente per
scongiurare perdite o distorsioni prima della fase vera e
propria di amplificazione.

Dal punto di vista elettrico il compito del preamplificatore
è di amplificare le tensioni prodotte fino ai livelli
richiesti per pilotare le sezioni di potenza, cioè
fornire una corrente adeguata per far funzionare gli amplificatori
finali.
Fin qui si è fatto riferimento alla preamplificazione
del segnale analogico, ma, bisogna precisare, della sezione
preamplificatrice fa parte, ove presente, la circuitazione
per la decodifica del segnale digitale: partendo dal più
semplice standard DOLBY A fino agli attuali SR-D DTS e SDDS
, in questo stadio avviene la decodifica e la conversione
digitale-analogica del segnale immagazzinato nelle varie tracce
audio digitali della pellicola (o nei dischetti del DTS).
Il segnale a questo punto, suddiviso nei vari canali principali,
degli effetti e delle basse frequenze, può essere inviato
allo stadio finale e da questo ai diffusori per giungere finalmente
alle nostre orecchie.

AMPLIFICAZIONE
L'amplificazione
vera e propria viene trattata da apparecchi chiamati finali
di potenza o anche amplificatori, i quali potenziano il segnale
per la diffusione nella sala cinematografica. L'amplificatore
rende letteralmente più ampie le onde (intensità).
L'amplificatore di potenza, o finale è tradizionalmente
considerato come il "cuore" dell'impianto sonoro.
La principale ragione d'essere degli amplificatori è
che il segnale generato dalle sorgenti non ha potenza sufficiente
a pilotare direttamente gli altoparlanti; si richiede perciò
un dispositivo che incrementi l'ampiezza del segnale (in tensione,
cioè Volt) fornendogli nel contempo adeguata energia
(erogazione di corrente, in ampere).
Anticipiamo che il segnale elettrico potenziato dagli amplificatori
dovrà essere emesso dai sistemi di altoparlanti sottoforma
di onde sonore; questo processo avviene perché la corrente
impegna, negli altoparlanti, delle membrane le quali, seguendo
il segnale audio dell'amplificatore, creano delle onde sonore.
Il fatto che si parli di potenza per i finali, significa che
l'energia prodotta ha lo scopo di muovere dei dispositivi
elettromeccanici dalla superficie piuttosto estesa. Questa
energia viene espressa in watt.
I requisiti dell'amplificatore variano enormemente a seconda
di ciò che si trova a monte e a valle di esso. Per
riprodurre a livelli realistici un pieno orchestrale o un
effetto particolarmente dinamico di un film in un ambiente
cinematografico, occorre un sistema che in termini di tensione
e corrente sia generoso per poter pilotare adeguatamente i
diffusori. La potenza da erogare cresce con il volume ed il
coefficiente di assorbimento della sala cinematografica, mentre
diminuisce all'aumentare del rendimento degli altoparlanti.
Occorre poi verificare che tali potenze siano inferiori a
quelle che i diffusori possono sopportare in regime istantaneo
o "dinamico" (massima potenza di picco o transitoria):
un evento sonoro repentino di particolare violenza (una deflagrazione,
un colpo di piatti o di grancassa) modifica improvvisamente
l'ampiezza del segnale portando l'energia dell'amplificatore
a dei livelli molto alti, prossimi ai valori che provocherebbero
la rottura della membrana dell'altoparlante. Per questo motivo
è necessario che, tra la potenza di uscita dell'amplificatore
e quella sopportata dalla membrana, vi sia una certa tolleranza.
Nei cinema, dove gli effetti audio hanno via via conquistato
un ruolo sempre più importante nello spettacolo cinematografico,
il sistema sonoro è importantissimo ai fini di riprodurre
in modo più realistico lo spettacolo.
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