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Novità nella proiezione digitale elettronica
Mario Calzini

Non è ancora ufficialmente nata la cinematografia digitale elettronica, che cominciano già le guerre sugli standard. Ce lo si doveva aspettare: nei primi anni del cinematografo ci fu una prima notevole guerra che terminò a Parigi con quello che fu chiamato a torto il "congresso degli scemi" ( le Congrès des dupes, 1909): fu allora stabilito lo standard del film 35 mm, ancora oggi in uso salvo alcuni ritocchi e aggiornamenti. Non parliamo poi delle lotte per lo standard della televisione: NTSC americano, il tedesco PAL e il francese SECAM cercarono affannosamente di conquistare zone di utilizzo senza trovare un accordo tra loro. Nemmeno la cosiddetta HDTV, quella ad alta definizione, riuscì a trovare un accordo internazionale, tanto che restò al palo per oltre venti anni.
La cinematografia elettronica digitale non contravviene la regola.
Fino poco tempo fa sembrava che il futuro fosse rappresentato dal DLP (Digital Ligth Processor), il sistema introdotto dalla Texas con i suoi chip a microspecchi (DMD, Digital Mirror Device). Su di esso giuravano quei grandi del cinema che erano passati alla ripresa elettronica usando la telecamera (speciale, a grandissima definizione) al posto della cinecamera. Ma anch' essi sono dovuti tornare alla pellicola al momento della distribuzione del film, quando il numero delle sale attrezzate per la proiezione digitale non era cresciuto come loro avevano sperato.

DLP, PROIETTORI A MICROSPECCHI

Mario Calzini

Della proiezione DLP molti conoscono già il sistema. Il disegno in figura e le righe seguenti ne riassumono il concetto.

 

La figura mostra lo schema del sistema DLP della Texas:
La luce di una lampada (generalmente allo xeno) viene diviso, con un complesso sistema di prismi e filtri, in tre fasci che raggiungono ognuno un chip di
microspecchi (DMD1, DMD2 e MDD3) e su ognuno di questi modulati a formare i tre monocromi dell'immagine. Da ogni microspecchio la luce torna al complesso dei prismi a ricostruire
un unico fascio modulato che raggiunge l'obbiettivo per comporre l'immagine sullo schermo.


La piastrina (chip) a microspecchi è formata da 2080 file di specchietti di 1,25 mm di lato (1,6 mm2 di area), ogni fila è costituita da 1920 elementi, per un totale di 2.0733.600 micro-specchi. Ogni specchio può essere fatto oscillare con un comando elettrico dalla posizione +20° alla posizione di -20°. Nella prima posizione invia a un obbiettivo la luce di una lampada, nella seconda devia la luce in modo da non farle raggiungere l' obbiettivo.
Compito dell' obbiettivo è di formare sullo schermo l' immagine ingrandita dello specchietto: un quadratino luminoso, un elemento di immagine: un pixel. In questo modo sullo schermo si possono formare, quando tutti gli specchietti sono nella prima posizione, oltre due milioni di areole luminose confinanti, quindi a formare uno schermo tutto luminoso.
Se si potessero avere delle posizioni intermedie, tra la prima e la seconda, ogni pixel sullo schermo prenderebbe una luminanza intermedia tra il nero e il bianco, formando così una immagine con toni di grigio. Con tre chip, uno riflettente le informazioni rosse, uno le verdi e uno le blu, ognuno modulato opportunamente, si potrebbe avere una immagine a colori.
La figura mostra come, con un sistema di prismi e di filtri dicroici, si possa illuminare ognuno dei tre chip e inviare l' immagine di questi all'obbiettivo che a sua volta comporrà il quadro sullo schermo.
Purtroppo le posizioni ottenibili su ogni specchio sono solo la 1 o la 2, non quelle intermedie tra le due. Per ottenere i toni dei colori intermedi ogni microspecchio è fatto vibrare, in modo che per ogni "fotogramma" i tempi di vibrazione in posizione 1 siano di una certa lunghezza, quelli in posizione 2 l'inverso dei primi, in modo da dosare additivamente la luce rinviata sullo schermo, creando la sensazione delle luminanze intermedie.

Il sistema presenta due inconvenienti: non riesce a produrre sullo schermo dei veri neri o veri bianchi, per una riflessione non perfetta di ogni specchio, con perdita di contrasto, e una immagine non abbastanza definita da poter essere paragonata a quella ottenuta con la pellicola. Ha naturalmente tutti i vantaggi di dare una immagine prodotta digitalmente e quindi facilmente modificabile e riproducibile.
Si tratta in sostanza di un sistema micromeccanico, dato che prevede delle piccole unità in movimento e, come ogni sistema meccanico, è soggetto a inerzie e attriti, e quindi consumo delle parti in movimento. I proiettori DLP sono fabbricati dalla Christie americana, dalla Thompson e dalla Technicolor francesi, oltre che da altre industrie europee, tutti usando i DMD della Texas.

D - ILA, SISTEMA A CRISTALLI LIQUIDI

Mario Calzini

Per sostituire al sistema micromeccanico un sistema completamente elettronico, la JVC ha pensato di utilizzare dei chip a cristalli liquidi. Oggi assistiamo a un frequente impiego dei cristalli liquidi: sono usati oltre che nelle calcolatrici, negli orologi, nei telefoni cellulari, dovunque sia necessario produrre scritte di facile lettura. Adesso si usano negli schermi dei computer, per renderli piatti e e per risparmiare all' operatore radiazioni nocive, otte-nendo immagini a colori di buona definizione, tanto da indurre a mettere in soffitta i vecchi cinescopi a vuoto.
I cristalli liquidi usati dalla JVC funzionano in maniera differente da quelli dei computer: questi modulano la luce per trasparenza, nel senso che la loro densità è regolata dal segnale elettrico al quale sono collegati. Nel nuovo sistema di proiezione i cristalli liquidi sono riflettenti e la quantità di luce che ognuno può riflettere è comandato dal segnale. Ognuno di essi quindi rinvia all' obbiettivo una quantità di luce maggiore o minore come gli specchietti del DLP ma senza bisogno di movimento meccanico. In più i cristalli riflettenti creano dei neri più profondi aumentando il contrasto ottenibile. Non dovendo costituire dei complessi meccanici, ogni cristallo può essere più piccolo di ogni DMD, permettendo quindi di avere in ogni lastrina (chip) un numero più elevato di elementi, con un aumento della definizione dell'immagine realizzabile sullo schermo. Con questo sistema, che la JVC ha chiamato D-ILA, le righe dei pixel diventano 2048 con 1536 elementi ogni riga, per un totale di 3.145.728 pixel, un valore che si avvicina di molto alla definizione cinematografica di un positivo tratto da un controtipo negativo. Il sistema della JVC ha attirato l'attenzione della Kodak che l'ha adottato chiamandolo
D-Cinema e vantandone l'esclusività: non è vero, il sistema è disponibile per tutti i costruttori di proiettori elettronici digitali.
Il proiettore può avere una conformazione, di prismi e di filtri dicroici, simile al DLP ma con chip a cristalli liquidi riflettenti al posto degli specchietti mobili DMD.

IL SISTEMA CON LUCE LASER

Mario Calzini

Disponendo di laser che emettono luce di grande potenza si cerca di usare tre laser ognuno di un colore tipico della sintesi additiva: tre fasci che si sovrappongono sullo schermo. La modulazione viene fatta inviando a ogni laser un segnale digitale che ne modifica la potenza, ma, per posizionare ogni pixel, dato che la luce laser non può essere diretta con segnale elettro-magnetico è necessario ricorrere alla rotazione di un prisma sfaccettato che forma ogni riga e al movimento di uno specchio che fa passare il fascio da una riga alla successiva, tornando così a un sistema meccanico sincronizzato con la successione dei "fotogrammi".
Vedremo presto dei proiettori al laser che dovrebbero utilizzare meno potenza elettrica per la sorgente di luce e, forse, offrendo un costo minore delle macchine.

Conclusioni

Torneremo nei prossimi articoli, se il pubblico dimostrerà di gradirlo, sui dettagli tecnici dei singoli sistemi.
Oggi abbiamo fatto solo una panoramica per mostrare come il settore sia in forte evoluzione. Il pericolo è che la spinta ad emergere di ogni sistema porti a una moltiplicazione degli standard, anziché a una unificazione, rendendo il il nuovo sitema digitale internazionale legato a uno standard universale.
Forse i vari sistemi potrebbero rimanere indipendenti se almeno confluissero in un unico software, cosa molto difficile. Per ora quindi, mentre si continua a girare i film, oltre che con la pellicola negativa, anche con la telecamera, con risparmio sui costi, guadagno sui tempi della ripresa e nella post-produzione, per la distribuzione è consigliabile attendere che il progresso tecnico faccia una scelta definitiva, prima di mettere da parte la pellicola.

 

 
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