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Di Luigi Petrin
Il
tipo di traccia sonora adottato sulla pellicola 35mm fu di
tipo ottico, tuttora in uso. Con l'avvento del formato cinemascope
diversi films furono stampati anche con colonna sonora di
tipo magnetico che in sostanza consisteva nell'applicazione
sulla pellicola di 4 nastri magnetici su ognuno dei quali
era inciso il canale destro, sinistro, centrale, ed effetti.
Il sistema però non durò molto a lungo a causa
dell'enorme lavoro necessario a produrre le copie (bisognava
pistare tutte le copie, registrarle singolarmente, e i diametri
delle bobine aumentarono per via dello spessore del nastro).
La colonna sonora ideale era quindi ottica e divenne uno standard.
Inizialmente i metodi per registrare le colonne sonore ottiche
erano di 2 tipi: quello a densità variabile, adottato
soprattutto dalla Western Electric, dalla tedesca Tosib Klangfilm
e dalla Fox Movietone, e quello ad area variabile, preferito
dalla RCA, dalla British Gaumont, dalla Photophone e molte
altre case.
La
colonna sonora a densità variabile non ebbe molto successo
e presto i films furono registrati tutti con colonna sonora
ad area variabile la quale garantiva maggiore qualità
e resa del suono. Basti pensare che se la stampa del film
non era perfetta la colonna sonora a densità variabile
poteva essere anche inascoltabile, mentre qualche imperfezione
sulla stampa della colonna sonora ad area variabile non pregiudicava
il sonoro.
La posizione della colonna sonora ottica è stata fissata
sulla destra della pellicola. Tra l'immagine e la perforazione
destra è stato ricavato uno spazio per consentire l'inserimento
della pista ottica.
Ben presto case come RCA e la stessa Kodak collaborarono per
determinare i parametri di registrazione, ma l'evoluzione
del suono nel cinema lo si deve all'inglese Roy Dolby che
già nel 1966 aveva escogitato un sistema per la riduzione
del rumore di fondo.
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