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| La lampada xenon |
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a pochi decenni fa la fonte di luce del proiettore non era
la lampada xenon, bensì l'arco voltaico generato da
speciali carboni (carboni ramati) che richiedevano al proiezionista
un'ingente serie di cure per essere mantenuti ad una giusta
distanza; essi infatti si consumavano e accorciavano nel corso
della proiezione, e potevano funzionare fornendo una luce
costante solo se qualcuno interveniva sulle apposite leve
regolatrici per avvicinarli (raccontano i nonni che il meccanismo
a molla, che doveva ovviare automaticamente al problema, di
rado funzionava). A dire la verità, in alcuni locali
si trova ancora qualche proiettore a carboni in esercizio.
Illustreremo il funzionamento della lanterna ad arco voltaico
un po' per romanticismo e un po' perché il principio
che lo regola è rimasto sostanzialmente lo stesso anche
nella moderna lampada xenon.

L'ARCO VOLTAICO
L'arco
voltaico consiste di due elettrodi (carboni) attraversati
da corrente elettrica.
Nell'arco voltaico ad alta intensità, alimentato in
corrente continua, gli elettrodi hanno una precisa polarità,
perciò uno funge da polo positivo e l'altro da polo
negativo. Se i due carboni vengono in contatto e subito allontanati
(innesco), si stabilisce tra loro una scarica molto luminosa,
un passaggio di elettroni dal polo negativo (catodo) verso
il polo positivo (anodo) che si mantiene costante nel tempo.
La grande luminosità è anche dovuta ad un particolare
effetto di natura elettrochimica chiamato effetto Beck, tale
per cui nel cratere del polo positivo -il punto bombardato
dagli elettroni- si produce una sfera gassosa particolarmente
sfavillante.

LA LAMPADA AL GAS XENON
La lampada al gas xenon ricalca lo schema sopra descritto,
al punto che la si può considerare come un arco voltaico
al chiuso.
Gli elettrodi sono costituiti di tungsteno puro, e sono racchiusi
in un bulbo di vetro al quarzo riempito di un gas nobile,
lo xenon, immesso ad alta pressione, che ha la funzione di
attenuare la consunzione degli elettrodi. Anche qui abbiamo
infatti una scarica luminosa dal polo negativo al polo positivo
durante la quale avviene una progressiva sublimazione del
tungsteno degli elettrodi. Le particelle che si liberano in
questo processo tendono a depositarsi sulle pareti dell'ampolla,
limitando vieppiù il rendimento luminoso della lampada.
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Nella lampada xenon gli
elettrodi sono fissi; l'innesco dell'arco voltaico avviene
perciò non mediante l'avvicinamento dei due poli, bensì
con un espediente di natura elettrica: un dispositivo accenditore
genera scariche di alta tensione (25.000 V) ed elevata frequenza,
che provoca il flusso elettrico tra i due poli di tungsteno.
A processo avviato, il bulbo della lampada si riscalda, la
pressione del gas xenon cresce e con essa diminuisce la resistenza
degli elettrodi; è quindi possibile alimentare la lampada
con una corrente di mantenimento del valore di 35-50 V (basso
voltaggio), ma comunque ad alta intensità (40-150 A)
in corrente continua.
L'alimentazione della lampada è affidata ad un apparecchio
distinto, il raddrizzatore, che eroga un tipo di corrente
particolarmente livellato.
Esistono lampade allo xenon di diverse potenze, espresse
in watt: si va dai 1200 a più di 12.000 watt. Le lampade
xenon sono molto costose; a seconda della potenza il prezzo
varia da £ 1.700.000 a 5 milioni e più…
I produttori rilasciano perciò una certificazione ove
è indicata la vita media di ciascuna lampada e il numero
di ore entro le quali è in garanzia. Infatti, con l'uso
prolungato, l'anodo, che riceve dal catodo il flusso di elettroni,
si deteriora fino al punto di diventare una superficie irregolare
solcata da rientranze e sporgenze; il flusso di elettroni
viene quindi attirato dalle creste (per via del fenomeno detto
del "potere delle punte") e si sposta pendolarmente
tra queste e il cratere, fornendo alla proiezione una luce
pulsatile e incostante (si dice che la luce "si muove").
Inoltre, quando l'anodo si deteriora a questo modo, si possono
staccare da esso dei granelli che, cadendo sul vetro della
lampada, causano l'incrinatura del bulbo o addirittura lo
scoppio.
La lampada xenon deve sempre essere maneggiata con cautela,
anche da fredda, perché la pressione del gas al suo
interno la rende simile ad una bomba; viene consegnata in
un apposito contenitore di plastica dove deve essere rimessa
alla fine della sua vita non appena tolta dalla lanterna.
E' preferibile fare eseguire la sostituzione della lampada
da tecnici competenti, ma, se proprio si vuole intervenire
di persona, bisogna che la lampada venga installata seguendo
scrupolosamente le istruzioni del fabbricante, munendosi di
apposita maschera di protezione e guanti opportuni. |
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