| La riproduzione del sonoro
in ambito cinematografico non è, in linea di massima,
diversa da tutti gli altri settori (cd audio, nastro magnetico
etc). Per potere riprodurre il parlato e l'accompagnamento
musicale di un film, il sonoro deve essere dapprima registrato
e poi riprodotto.
Fino a qualche decennio fa la pista sonora su pellicola poteva
ancora essere magnetica; oggi invece prevale la colonna sonora
analogica ottica (per non parlare dei sistemi digitali).
La
lettura ottica cinematografica consiste nel fatto che certe
modulazioni di colore nero stampate in una zona apposita della
pellicola (traccia o colonna sonora) vengono "lette",
cioè trasformate, dapprima in proporzionali variazioni
di intensità di corrente elettrica, poi, opportunamente
amplificate, sono messe in grado di generare vibrazioni meccaniche,
sempre commisurate ai valori iniziali, grazie all'impiego
di un sistema di altoparlanti; quindi, si ottiene il suono.
Questo tipo di lettura viene detto analogico perché
è proprio la quantità di nero che, formando
un sistema di variazioni continue, viene direttamente riportata
a un sistema di modulazioni elettriche anch'esse continue.
Il ciclo della riproduzione del sonoro ottico cinematografico
si può così riassumere:
|