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I sistemi di proiezione a retromarcia

Il sistema a retromarcia, meglio dire sistema a doppio proiettore M.I. (marcia indietro) fu il primo tipo di automatismo introdotto. Il sistema è in grado di riprodurre tutte le operazioni di partenza e arresto film. cambio obiettivi, accensione delle luci in sala, etc... Dove presente il proiettore per diapositive pubblicitarie, l'automatismo M.I. è in grado di far funzionare anche quello, con tanto di sottofondo musicale da CD o nastro magnetico.
La particolarità dei sistemi a retromarcia, siano essi comandati da un armadio a schede, da un computer o da un sistema "a cavalieri" sta nel fatto che i proiettori sono in grado, una volta che la bobina è stata proiettata, di riavvolgerla in macchina, automaticamente. Così, mentre un proiettore proietta, l'altro riavvolge, alternativamente.
La velocità di riavvolgimento può essere leggermente superiore a quella di proiezione, per fare in modo che, alla fine di una parte del programma, l'altra sia tutta riavvolta "dalla testa" per poter continuare lo spettacolo. Nella fase di riavvolgimento il passaggio della pellicola nel corridoio di proiezione viene facilitato, per limitarne l'usura, cioè i pattini nel corridoio si allontanano dalla pellicola.
La preparazione del film richiede un particolare accorgimento: che le bobine dei due tempi siano pressappoco della stessa grandezza, altrimenti il riavvolgimento di una delle due bobine potrebbe richiedere troppo tempo rispetto all'altra. Il montaggio del film diviene più complesso perchè sulla pellicola vanno posizionati particolari adesivi metallici che, lo vedremo, comandano certe operazioni delle macchine.
Sebbene i sistemi automatici sembrino poter sopperire al lavoro del proiezionista, nella realtà quest'ultimo è più che mai necessario, non solo per il montaggio del film, che richiede maggior tempo ed attenzione, ma soprattutto per il mantenimento degli impianti in perfetta efficienza (pulizia, controlli, ingrassaggi). Col crescente automatismo i sistemi di proiezione divengono più complessi; pensiamo per esempio al meccanismo di cambio mascherini, che nei proiettori manuali non esisteva; l'ingranaggio è molto delicato e soggetto ad incepparsi, può succedere che la proiezione parta con un mascherino sbagliato oppure bloccato a metà, il che pregiudica la qualità dello spettacolo offerto. Gli stessi inconvenienti rivestono altri automatismi come: cambio obiettivi, riavvolgimento, eventuali guasti ai relè e agli interruttori di prossimità (sensori) che possono sporcarsi e quindi funzionare male.
Anche gli stessi adesivi metallici, da cui dipende la corretta esecuzione di tutte le funzioni, danno luogo a molteplici problemi allorchè, usurandosi, causano errori di lettura da parte del sensore, che, o non le rileva, oppure le legge due volte.
Infine, il maggiore stress a cui è sottoposta la pellicola in un sistema a marcia indietro, comporta una probabilità maggiore di rottura delle giunte e quindi la necessità di verificare lo stato di usura dell'adesivo ed eventualmente di ripristinarlo.

SISTEMI A RETROMARCIA CON ARMADIO A SCHEDA

Il primo sistema di controllo per realizzare l'automatismo della proiezione, dovuto a Cinemeccanica Spa, si basa su un interallacciamento tra due proiettori e un "armadio" che funge da sistema di comando, grazie ad una scheda perforata, la quale si presenta come una lamina di plastica saldata ad anello, con delle perforazioni sulla sua superficie.
Il principio di funzionamento del comando a scheda non è diverso da quello della lavatrice, che esegue dei cicli di lavaggio ripetitivi in base a dei programmi preconfigurati.
La scheda di comando del sistema di proiezione a retromarcia prevede 24 piste ovvero 24 righe orizzontali; su ciascuna può essere praticata una perforazione, in corrispondenza di certe posizioni che corrispondono a colonne, ognuna delle quali vale per un tipo di operazione diversa.
Il principio è: ciascuna delle 24 righe corrisponde ad un passo di programma, ovvero ad un momento in cui determinate operazioni devono essere eseguite; l'"armadio", nel quale la scheda si trova inserita, è in grado di interpretare le istruzioni di ciascuna riga della scheda, ed eseguirle. Lo fa mediante una serie di microinterruttori che, calando all'interno della perforazione (se presente) inviano un impulso elettrico che comanda dei relè posti al suo interno, capaci di intervenire sulle azioni del proiettore (avanzamento motore, accensione lampada, commutazione del formato sonoro) e sui vari servizi ausiliari della sala cinematografica (le luci di sala, il sipario, diapositive, velario etc).
Ogni volta che le operazioni di ciascuna riga di comando sono state eseguite, la scheda avanza portando, in corrispondenza del sistema di lettura dell'armadio, la successiva riga di comando da interpretare.
Immaginiamo di arrivare in cabina di proiezione e di volere avviare il programma della giornata; premendo il pulsante di "start" posto sull'armadio, la scheda inizia il suo movimento rotatorio fino a quando uno o più dei 24 microinterruttori rileva un foro sulla sua superficie, dando inizio ad una serie di commutazioni che vanno dalla partenza del proiettore allo spegnimento delle luci in sala etc... secondo il programma. L'importante distinzione da fare è tra le operazioni indicate dai fori sulla scheda e la funzione principale di avanzamento/arresto della scheda stessa. Finchè infatti la scheda si muove, gli avvenimenti corrispondenti alle posizioni dei suoi fori vengono eseguiti; poi il lettore della scheda incontra un foro che ne sospende il movimento. Quando la scheda sta ferma, non avvengono più cambiamenti nelle operazioni impostate (le luci di sala rimangono spente, il motore del proiettore continua a marciare, etc). Questo stato di cose potrebbe per esempio corrispondere al momento in cui il proiettore sta proiettando il primo tempo del film.
Le varie operazioni di fine primo tempo, per esempio l'accensione luci sala e lo stop del proiettore, si trovano sulle successive righe della scheda rispetto al punto in cui si è fermata.
Occorre quindi che il meccanismo preveda un sistema di avanzamento della scheda comandato questa volta dal proiettore, proprio in corrispondenza del momento in cui sta per terminare il primo tempo.
Questo comando di avanzamento viene dato da appositi adesivi metallici incollati sulla pellicola, i quali vengono rilevati da un sensore posto sul proiettore, il quale invia un impulso elettrico ad un relè collegato al microinterruttore che deve nuovamente permettere il movimento della scheda. Il comando di avanzamento scheda dato dagli adesivi, o stagnole, sulla pellicola causa quindi le operazioni di fine primo tempo; la posizione delle stagnole lungo il film determina che queste operazioni avvengano nel momento desiderato.
Supponendo che nel nostro cinema sia d'uso fare un intervallo tra il primo e il secondo tempo, la scheda si arresta nuovamente così che abbiamo le luci di sala accese e il nostro sistema di proiezione fermo, fino a quando un nuovo comando di qualche tipo non farà ripartire la scheda e di conseguenza il programma. L'armadio a schede è provvisto di timer, che possono essere impostati proprio per questo scopo. Quando il tempo di attesa impostato sul timer è scaduto, un nuovo impulso farà avanzare la scheda, e le operazioni di avvio del secondo tempo avranno inizio. Anche il comando di riavvolgimento del primo proiettore è dato dalla scheda, così, mentre viene proiettato il secondo tempo, il primo tempo viene riavvolto, in tempo utile per dare inizio ad una nuova proiezione quando il secondo tempo sarà stato proiettato tutto.

Per completezza, bisogna aggiungere che esistono alcune operazioni comandate da stagnole metalliche poste sulla pellicola, rilevate da appositi sensori analogamente a quanto avviene per l'avanzamento scheda: la commutazione tra un obiettivo ed un altro e lo "stop retromarcia" che ferma il proiettore alla fine del riavvolgimento. I sensori preposti a queste due funzioni sono completamente indipendenti dalla scheda. Aggiungiamo che il cosiddetto "sensore" si chiama più tecnicamente "interruttore di prossimità".

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