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Pazzi di Cinema
Sinossi del documentario e notizie sui protagonisti

Di Alfredo Cau

Cinque proiezionisti di Bologna, che hanno iniziato a lavorare negli anni trenta si raccontano davanti alla telecamera.
Raccontano principalmente la loro vita di uomini e lavoratori durante la loro lunga esperienza professionale. Attraverso quelli che sono gli spunti e gli aneddoti di quel periodo vengono alla luce delle “umanità” estremamente differenti ma tutte voltate verso un unico amore: il cinema.
Qualcuno ha iniziato questo lavoro per caso, un altro per necessità, un altro ancora perché fin da bambino andava a spiare in cabina l’operatore a lavoro. Tutti però sono coscienti di esser stati facenti parte di una catena che si chiama cinema. Vale per tutti l’esempio di Romolo Candini, il quale mi ha confessato che la più grande soddisfazione della sua vita professionale fu quella di riconsegnare, dopo sei mesi di proiezione, la copia del “Dottor Zivago” senza neanche un graffio.
Non è in ogni caso un film sulla loro vita, nel senso che l’esperienza di questi uomini deve essere un mezzo per scoprire insieme com’era il cinema in quegli anni.

I PROTAGONISTI

Romolo Candini:
nato a Bologna nel 1919, ha cominciato a lavorare nel 1937 al cinema Nannini.
Durante la guerra è stato quattro anni a Klana, nell’allora Yugoslavia, dove ha praticamente riavviato un cinema abbandonato. Per quattro anni ha fatto il proiezionista per i militari e per la gente del posto. Dopo dieci anni, con la guerra ormai alle spalle, incontra per puro caso a Vicenza, il gestore di quel cinema, che cercava di vendere la licenza del locale. Riuscì a farlo mettere in contatto con degli esercenti di Bologna e nacque così il cinema Jolly, dove ha lavorato per trent’anni. La sua più grande soddisfazione professionale è stata “riconsegnare la copia del Dottor Zivago, dopo sei mesi di proiezione, senza neanche un graffio”.
 
Macchiavelli Armando:
nato a Bologna nel 1920, ha cominciato a lavorare come aiuto operatore nel 1933. Validissimo tecnico della Cinemeccanica, è capace di descrivere minuziosamente i particolari di ogni singola macchina con cui ha lavorato (praticamente tutte). Più che un proiezionista deve essere considerato un tecnico meccanico. Numerosi i cinema che ha inaugurato a Bologna. Grande appassionato di tecnica del cinema e di fotografia, ha effettuato anche delle riprese per i cinegiornali luce. E’, per così dire , il collante “tecnico” del documentario, quello che ci spiega cos’è la meccanica della proiezione.
 
Trebbi Carlo:
nato a Bologna nel 1914, ha iniziato come aiuto operatore nel 1928, al cinema Vittoria di Borgo Panigale. Ha lavorato in tutti i cinema di Bologna, e ha smesso solamente nel 1996. Grandissimo appassionato di cinema allo stato puro, non è capace di stare fuori da una sala cinematografica, dove tuttora passa la maggior parte del suo tempo. Conoscendo lui, mi è venuta l’idea di fare questo film. “…..ho conosciuto tutti i cambiamenti del cinema, dal muto in poi.”.
 
Gastone Scipioni:
nato a Bologna nel 1921, ha iniziato al cinema Aurora a quindici anni, nel 1934.
Ha lavorato in tutti i cinema di Bologna ed è molto conosciuto per essere stato un collezionista di pellicole. Durante il regime fascista rischiò l’arresto per aver tagliato dei fotogrammi di un film militare tedesco. Ha scelto questo lavoro per pura passione, ed è per questo che deve essere considerato “il proiezionista” in senso assoluto. Non è mai stato interessato a filmare, perché come dice lui stesso “…il cinema è la proiezione” ovvero esiste solo in quel momento.
 
Elio Cavazza:
nato a Bologna nel 1923, è quello che ha iniziato più tardi rispetto agli altri, nel 1940 al cinema Olimpia. Ha lavorato in diversi cinema fra cui L’Arena del sole e il Medica.
Non avendo vissuto gli anni '30 come lavoratore del cinema, è un personaggio fondamentale poiché analizza principalmente diversi temi degli anni 50-60. Esilarante l’aneddoto su Wanda Osiris che scendeva le scale del Medica Palace.
 
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