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Il raddrizzatore: guasti, controlli e regolazioni

GENERALITA' E FUNZIONAMENTO DI BASE

Come voi tutti sicuramente saprete il dispositivo luminoso del proiettore (sia esso la lampada xenon o l’arco voltaico) necessita, per funzionare, di una corrente continua e a basso voltaggio (dai 20 ai 30 Volt circa; tensioni più alte costituirebbero un serio pericolo per l’operatore), al fine di garantire la maggiore stabilità e la massima resa del dispositivo illuminante. Per far funzionare la lanterna è necessario pertanto un dispositivo che trasformi la corrente di rete in bassa tensione e che, nello stesso tempo, la raddrizzi rendendola continua: tale dispositivo è il raddrizzatore del quale andiamo ora a vedere il funzionamento.
Un raddrizzatore moderno si presenta come un piccolo “bidoncino” quadrato con sopra una sorta di volantino ma in passato ve ne erano di ben più grandi (mi è capitato di vederne uno, in un vecchio cinema in disuso, grande quanto un armadio) ed è diviso generalmente in due parti: una per la trasformazione e l’altra per il raddrizzamento e la stabilizzazione.
La parte per la trasformazione è composta da un trasformatore ossia un dispositivo in grado di trasformare la corrente di rete (220 o 380 Volt) in corrente a basso voltaggio: esso deve essere di portata elevata dato l’elevato amperaggio assorbito dalla lanterna. La seconda parte (quella di raddrizzamento) è composta da 4 diodi collegati a ponte, che provvedono a trasformare la corrente da alternata a continua: essi sono generalmente costituiti da silicio o selenio (in alcuni casi anche da mica o germanio) e “costringono” la corrente a procedere in un'unica direzione eliminando le variazioni della corrente alternata e rendendola continua. Successivamente al ponte a diodi si trovano uno o più condensatori che provvedono a limitare gli sbalzi di tensione al fine di garantire la maggior stabilità possibile dell’arco o della lampada xenon e un reostato (comandato dal famoso volantino posto sopra al raddrizzatore) che consente di effettuare delle piccole variazioni di tensione sulla corrente in uscita dal raddrizzatore.
In un raddrizzatore possono infine trovarsi un voltmetro e un amperometro per misurare la tensione e la corrente di uscita (tali dispositivi si trovano comunque generalmente anche sulla lanterna stessa del proiettore) e un circuito di filtraggio (costituito da condensatori e resistori) la cui funzione e quella di evitare che il raddrizzatore disturbi il funzionamento di altre apparecchiature collegate alla rete.
Un raddrizzatore deve essere inoltre dotato di fusibili sia in ingresso che in uscita che interrompono l’erogazione di corrente in caso di malfunzionamento della lanterna o del raddrizzatore stesso.
Ho inserito di seguito lo schema elettrico di un raddrizzatore provvisto di voltmetro, amperometro e fusibili in ingresso e in uscita; nello schema non è illustrato il circuito di filtraggio.

GUASTI E MALFUNZIONAMENTI

E’ abbastanza difficile (ma non impossibile!) che si verifichino problemi a carico del trasformatore mentre sono abbastanza frequenti i guasti a carico del ponte a diodi o del condensatore. Questi possono interrompersi (facendo così cessare anche l’erogazione di corrente) o andare in corto circuito e in questo caso il problema è più grave perché possono provocare danni sia al trasformatore che alla lanterna (specialmente se utilizza lampada xenon). Questi componenti non sono riparabili e, in caso di guasto devono essere prontamente sostituiti per evitare di provocare ulteriori danni e di compromettere la sicurezza del locale.

CONTROLLI E REGOLAZIONE

Al fine di garantire il buon funzionamento di un raddrizzatore è necessario verificare che la corrente erogata dallo stesso sia quanto più possibile stabile. Piccoli aggiustamenti di tensione si possono fare agendo sulla manopola del reostato tenendo presente che una tensione troppo bassa genera una luce insufficiente e instabile mentre una troppo alta può provocare danni alla lampada o, nel caso la lanterna sia ad arco voltaico, provocare una consumazione troppo rapida dei carboni. Nel caso si usi una lanterna allo xenon bisogna tenere presente che la resa della lampada diminuisce progressivamente con l’aumentare del numero di ore di funzionamento e sarà perciò necessario aumentare periodicamente la tensione (agendo sempre sul reostato) per mantenere costante la quantità di luce emessa. (indicazioni più precise sulla tensione di lavoro della lampada si trovano generalmente indicate nelle istruzioni della stessa)

Nella speranza di essere stato di aiuto a qualcuno saluto tutti quanti e vi auguro buone proiezioni!
DINO B.

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