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schermo è una componente importante nella resa qualitativa
della proiezione cinematografica, perchè da esso dipende
la brillantezza di luci e colori dell'immagine proiettata,
resa perfettamente proporzionale al mascherino di proiezione.
Gli schermi odierni sono pensati per accogliere ogni formato
come richiesto dalle diverse tecniche oggi in uso nella cinematografia
(cinemascope, panoramico etc.), conservando per ciascuno la
resa qualitativa in termini di luci e colori.
La qualità dello schermo è soprattutto data
dalla sua capacità di riflettere la luce, il che dipende
dal materiale utilizzato.
Tale rendimento dipende da vari fattori, il più importante
dei quali è un coefficiente detto rendimento luminoso,
cioè il rapporto tra flusso luminoso ricevuto e quello
rinviato. Uno schermo bianco opaco costituisce una superficie
perfettamente diffondente, e il suo rendimento è il
rapporto tra illuminamento e luminanza, laddove la luminanza
è proprio la capacità dello schermo di riflettere
o assorbire la luce (diffusione). Un proiettore dotato di
una lampada potente, e quindi di un elevato flusso luminoso
(illuminamento) nulla può se lo schermo assorbe una
notevole quantità della luce ricevuta per una scarsa
qualità costruttiva o per sporcizia.
La corretta visione dell'immagine è correlata all'angolo
di proiezione e alla lunghezza focale dell'obiettivo utilizzato.
A parità di inclinazione, la distorsione diminuisce
al crescere della lunghezza focale, alla quale corrisponde
una minore dimensione del quadro proiettato.
La qualità dello schermo, soprattutto se di grandi
dimensioni, è anche dovuta alla maggiore o minore visibilità
delle "giunture"; gli schermi infatti, non sono
fatti di un'unico telo, bensì con un'insieme di bande
giuntate tra loro.
Gli schermi possono, inoltre, essere piatti o curvi; con formati
di proiezione particolari, il che è anche vero per
il Cinemascope, la particolare conformazione degli obiettivi
fa sì che la migliore definizione dell'immagine venga
a formarsi su una superficie incurvata. Per questo motivo
esiste una considerevole differenza di fuoco, nel formato
cinemascope proiettato su di uno schermo piano, tra il centro
e i lati dell'immagine.
Gli schermi presentano, infine, una superficie bucherellata
per permettere la migliore resa del sonoro cinematografico.
Nella cinematografia professionale, e comunque nella maggior
parte dei cinema, gli altoparlanti principali, soprattutto
quelli per il "parlato", si trovano dietro lo schermo.
Il materiale di cui è fatto lo schermo possiede un
certo potere di attenuazione alle varie frequenze del suono.
Per rendere gli schermi transonori, cioè ben attraversabili
dal suono con il migliore rendimento possibile, si fabbricano
schermi coperti di piccoli fori. La disposizione, la forma
e il numero dei fori sono studiati negli schermi di migliore
qualità: i fori devono essere circolari, con un diametro
di circa 1 mm, disposti a distanza regolare, distanti 5 mm
l'uno dall'altro. La trama che formano questi fori dovrebbe
risultare praticamente impercettibile da una certa distanza,
ma certo, nelle sale piccole, o nelle prime file, i fori si
vedono e disturbano...
Illuminamento: è la grandezza fotometrica,
che indica la quantità di luce ricevuta, misurata in
lux, e risulta dal rapporto tra flusso luminoso ricevuto,
misurato in lumen, e la superficie su cui esso si applica,
misurato in metri quadri.
Se lo schermo è poco illuminato, la visione risulta
faticosa per il fatto che le immagini appaiono grigie, piatte,
e le parti nere mancano di contrasto. Ne risulta un affaticamento
della vista perchè l'occhio è costantemente
in movimento, alla ricerca dei punti più nitidi e percepibili
dell'immagine.
Anche un'illuminamento eccessivo rende la visione faticosa,
perchè anche in questo caso la percezione di certi
dettagli e contrasti viene attenuata dall'eccessiva brillantezza,
e inoltre la grana dell'emulsione può apparire più
evidente.
L'apparecchio col quale si realizza la misurazione dell'illuminamento
ricevuto dallo schermo si chiama luxometro, e dev'essere realizzato
con una curva di sensibilità simile a quella dell'occhio.
L'unità di misura del luxometro è detta "foot-lambert".
Il luxometro è dotato di una cellula fotoelettrica
che, durante la misurazione, deve essere posta vicino allo
schermo, rivolta verso il proiettore; quest'ultimo deve proiettare
luce senza pellicola, con il motore avviato a velocità
normale, e il suo asse di proiezione deve essere rivolto verso
il centro dello schermo. Le diverse zone della superficie
ricevono luce di diversa intensità luminosa, perchè
si trovano a distanza variabile dal centro dell'obiettivo.
Gli standard americani fissano un valore ottimale medio di
illuminamento a 16 foot-lambert, con un minimo di 14 alla
periferia ed un massimo di 18 al centro dello schermo.
La luminanza dello schermo dipende da: intensità
e superficie della sorgente luminosa, dai sistemi ottici usati
(specchio e obiettivi), dalla distanza dal proiettore, dalle
sue dimensioni, dall'angolo di proiezione e dal suo potere
di diffusione; quest'ultima caratteristica è la più
specifica, in relazione allo schermo, e la tratteremo supponendo
che le altre siano costanti e prossime ai massimi livelli.
La misurazione della luminanza è difficile da realizzare
nella pratica, anche perchè richiede strumentazioni
particolari e non facilmente reperibili; controlli di tipo
relativo riuardo a questo valore possono venire eseguiti misurando
la brillanza.
Schermi adatti, con buoni valori di luminanza, usati nei cinema
con proiezioni al pubblico, sono realizzati in plastica color
bianco matto, con un alto coefficiente di diffusione (80/85%)
il che permette una buona visione anche agli spettatori posti
nelle zone laterali.
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